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“Centri di aggregazione sociale: da restituire alla città anche per incontri e dibattiti politici”

Nota del capogruppo Francesco Romizi (Arezzo in Comune)

“È la paura il virus più pericoloso. E la paura delle idee, del confronto, è la metastasi di questa degenerazione. La destra ne è maestra. Lo instilla sistematicamente, da sempre. L’attuale docente di punta è quello dell’estate a Milano Marittima, dell’inverno al citofono, delle quattro stagioni di sciacallaggio e volgarità. Ma ci sono dei buoni adepti anche in provincia. A partire da Arezzo dove, immagino, ne sentiremo delle belle.

Intanto però la paura delle idee e del confronto ha prodotto i suoi guasti già in questa consiliatura che sta fortunatamente per finire. Non ultimo tra gli effetti collaterali l’interdizione al dibattito politico, per chi non siede in Consiglio Comunale, dentro i centri di aggregazione sociale. Con una deroga: porte aperte a partire da 30 giorni dal voto. Come se le idee viaggiassero a tempo, fossero da sottoporre a un cronometro.

In ogni caso, dinanzi a questa norma, in vigore dal 2016, stanno sbattendo il naso associazioni che non trovano posto per riunirsi, per fare una serata, per organizzare un dibattito politico. O meglio: trovano posto ma non nei centri di aggregazione sociale del Comune di Arezzo. Dove si può parlare, magari, di cucina, di toeletta dei cani, di regole della briscola, ma non, per un soggetto della società civile, di Greta Thunberg o dei titoli, o tweet, di questi giorni di alcuni ‘giornalisti’. Di destra ovviamente.

Basterebbe soffermarsi sulla definizione per capire la natura di questa assurdità: cos’è che fa più aggregazione sociale se non l’incontro fra persone che discutono? Ah… dimenticavo: sono proprio le idee l’anticorpo al virus della paura veicolato dalla destra. Ma in merito abbiamo il vaccino: toglieremo dal regolamento comunali sui centri sociali queste illogiche limitazioni”.

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