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Arezzo, si spengono le luminarie e rimangono i problemi

Per Luciano Ralli, capogruppo Pd, centrali sono i temi sociali: fronteggiare la solitudine. Verificare le possibilità di un centralino attivo 24 ore su 24 e di un assessorato dedicato

Luminarie spente e Città di Natale rimessa nella scatola in attesa della prossima edizione.  Tutto torna come prima. Specialmente per chi ha il più grave dei mali sociali: la solitudine. Vorrei ricordare una valutazione di Andrea Ungar, direttore di geriatria di Careggi, che ricorda come "la solitudine abbrevia la vita e aumenta il rischio di malattie, in particolare la demenza. La solitudine esercita un’influenza negativa sulla salute i cui effetti sono paragonabili a quelli indotti dal fumo di sigarette per 15 anni. La solitudine non è una situazione transitoria di vita solitaria, obbligata o deliberata, ma piuttosto un male che sta diventando endemico e che fa male alla salute”. E per la solitudine non ci sono farmaci. Come ha recentemente sottolineato l’associazione italiana di psicogeriatria, la situazione è destinata a peggiorare con la riduzione del lavoro, con l’allentamento dei tradizionali legami familiari, con relazioni “virtuali” e non più reali.

Questo profondo malessere affligge anche alcuni giovani e ha come conseguenza l’abuso di alcol, droghe o di mezzi tecnologici che a loro volta comportano un ulteriore isolamento e sfociano in vere e proprie patologie psichiatriche fino, in casi più estremi, nella morte.

In Italia, secondo l’Istat, la solitudine aumenta in rapporto con l’invecchiamento: tra i 25 e i 34 anni vive solo l’11% della popolazione, tra i 35 e i 54 la percentuale si conferma al 12% ma tra i 55 e i 74 anni arriva al 16% e oltre i 75 anni al 38%. 

Ad Arezzo, cito i dati presentati nel recente convegno Koinè - Acli, la popolazione anziana è circa un quarto del totale: 25mila persone. Di queste, ben 10mila vivono sole. Se poi vogliamo immaginare come, riflettiamo su altre due cifre: il reddito medio da pensione nel  territorio si aggira sui 750 euro mensili e gli anziani non autosufficienti sono circa 2.100. Quelli affetti da demenza 2.300. Ancora più impressionanti sono i dati in proiezione futura decennale.

Domanda: la solitudine di migliaia di persona è anche un problema del Comune? Per il centrodestra penso proprio di no. Ricordo i segnali che vengono dalla società: ho citato il convegno Koinè - Acli ma mi piace anche evidenziare il costante e quotidiano lavoro dei sindacati pensionati, delle associazioni di volontariato, dei centri di aggregazione sociale. Da questo punto di vista abbiamo una città avanzata che non trova nel Comune un interlocutore. La solitudine è lo specchio delle politiche sociali del’attuale amministrazione.

Ci sono azioni possibili. Ad esempio mettere in rete volontariato, Comune e Asl per creare risposte nuove e tempestive: un riferimento 24 ore su 24 capace di fare fronte all’emergenza e di creare le condizioni per risposte stabili. Può essere studiata una possibilità di carattere marcatamente istituzionale: in altre realtà, come a Firenze, è stato infatti creato l’assessorato per la lotta alla solitudine. In Inghilterra esiste un vero e proprio dicastero.  Sensibilità nuove si stanno affermando. Arezzo, con il centrodestra, continua a rimanere indietro. Da sola.

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