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Ralli: “lo sport sociale cambia la vita e la città”

Dichiarazione del capogruppo consiliare del Partito democratico Luciano Ralli

La stima è approssimativa ma aiuta a capire: circa 15.000 persone, nel Comune di Arezzo, praticano a livello giovanile o amatoriale una disciplina sportiva. Si va dal calcio al badminton passando per ogni sport mediamente conosciuto.

Quale sostegno dal Comune hanno le piccole associazioni, le giovani società, i gruppi spontanei, le singole persone che vogliono semplicemente divertirsi e star bene? Nessuno. La delega allo sport appare figlia di un assessorato minore e nel mandato Ghinelli ha conosciuto due diversi titolari. L’amministrazione si muove per lo sport agonistico, per le società importanti, per gli eventi seguiti dai media. Ma la pratica è ben altra cosa rispetto al professionismo e all’agonismo.

Quello sportivo è un movimento ampiamente diffuso, non conosce medaglie e podi ma valori fondamentali: coesione sociale, salute, possibilità di aggregazione, lotta alla solitudine e all’emarginazione. Non si tratta di contrapporre una visione dello sport a un’altra ma di integrarle. È giusto che le squadre che militano in campionati importanti abbiano l’attenzione dell’amministrazione comunale ma le “politiche per lo sport” non devono esaurirsi a questo. Tanto più che una visione sociale dello sport determina maggiore attenzione all’ambiente con la cura dei parchi e delle aree verdi, alla manutenzione della città e delle frazioni, alla sistemazione dei piccoli e diffusi impianti, allo stare insieme con la possibilità di rivitalizzare periferie e frazioni stesse.

Ricordo che non stiamo parlando solo di una nuova visione dello sport ma anche della legge regionale in materia che definisce l’attività sportiva e ludico-motorio-ricreativa “il complesso di attività finalizzate, oltre che al raggiungimento di un risultato sportivo, alla crescita del benessere psico-fisico e della socialità dell’individuo, valorizzandone in particolare gli aspetti sociali, salutistici ed etici”.

È vero: le pubbliche amministrazioni si confrontano da tempo con una perdurante difficoltà economica ma proprio la scarsità di risorse impone un sostanziale ripensamento degli interventi. Le politiche e i servizi dello sport non sfuggono a questa criticità e devono essere ripensate  alla luce di un più completo sistema di obiettivi. Questa è la direzione per rimettere al centro lo sport dei cittadini, come diritto di tutti, e che comporta la necessità di programmare una diversa visione. Da quest’ultima possono derivare, a cascata, scelte innovative anche sul piano scolastico, della salute, ambientale, sociale, urbanistico e dello sviluppo del territorio. Peccato che questo non sia interessato all’amministrazione Ghinelli. Pure su questo campo, politico e non da gioco, parliamo di 5 anni sprecati.

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