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Tanti: "l'Hospice per ora resti dov'è, il ritorno alla normalità per la sanità aretina non potrà essere uno spezzatino"

"Arezzo ha fatto la propria parte, ma siamo indisponibili a scelte unilaterali che passano sopra la testa di professionisti e cittadini. La Asl segua la linea del Sindaco"

“L'Hospice sta dov'è e per ora nessuno pensi di fare nuovi spostamenti parziali di "pezzi" di sanità aretina. Bene ha fatto il Sindaco Ghinelli a chiedere alla ASL quale sarà il ritorno alla normalità per il San Donato e per tutta la rete dei servizi sanitari e socio sanitari aretini. 

Un ritorno alla normalità che va concordato, calendarizzato e soprattutto condiviso.

La Città di Arezzo ha già dato molto alla emergenza COVID19, una emergenza che ha visto i presidi della nostra Città e di quella di Grosseto in prima linea mentre a Siena nessuna "bolla" Covid è stata istituita. Abbiamo fatto di necessità virtù e non abbiamo polemizzato con nessuno anche se il fatto che Siena non avesse una zona Covid19 è apparso - almeno a me- singolare, ma Arezzo è Città tosta che ha sempre fatto la propria parte dimostrando di avere un personale medico e paramedico eccellente che meriterà gratificazioni anche dopo la fase di emergenza.

C'è però un limite anche al buon senso e quindi non intendo nemmeno prendere in considerazione che i reparti del San Donato possano essere considerati dei "vagoni letto" da spostare via via e siccome sull'Hospice arrivano allarmi seri - interni ed esterni e politicamente trasversali- è bene che si sappia pubblicamente che non sono disponibile nemmeno a prendere in considerazione l'idea di spostamenti "spezzatino". 

La Fase2 sarà in una unica soluzione e soprattutto dovrà rispondere ad una logica unitaria di pensiero prima e non dopo, condivisa con chi è protagonista della sanità e con le rappresentanze dei cittadini. Ogni altra scelta non sarà considerata una buona scelta nell'interesse della Città. Lo ribadisco: noi non abbiamo fatto una piega quando la Regione ha scelto il San Donato come "bolla Covid19" perché in un tempo di emergenza sanitaria si dà il proprio contributo, anche se ciò determina e comporta più di un problema e più di una criticità, ma ora nessuna azione sarà considerata accettabile se prima non sarà mediata con i professionisti, con i cittadini e con noi".

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